Stefano Mandelli, uno dei pochissimi che in ANR è riuscito ad arrivare ai campionati italiani assoluti. Specialista delle distanze più lunghe e difficili si impegnava nei 1500 stile libero e 400 misti, ma era anche buon dorsista e farfallista.

Proprio in quelle distanze, unite ai 200 farfalla, hai iniziato a conquistare i tuoi (di una lunga serie) primi titoli e relativi record regionali. Cosa ti faceva trovare bene in distanze così complesse?
Credo che la distanze più interessanti per me fossero quelle meno esplosive e più da “progettare”. Sicuramente per un fattore fisiologico, ma anche per un atteggiamento mentale alla competizione. Mi trovavo bene nelle distanze in cui oltre alla componente fisica ci fosse da ragionare, da gestirsi. Anche se le distanze non prevedevano durate molto lunghe richiedevano la capacità di misurarsi e di dosarsi. Per me era più facile interpretare una gara in cui i passaggi intermedi costruivano in maniera metodica il risultato finale. Sembra strano per uno sport che non prevede il guizzo estroso che magari risolve la gara, in fondo si potrebbe dire che basta muovere le braccia e la testa serve meno, ma più si va avanti e più si impara che testa e corpo contano 50-50 soprattutto nei misti in cui un temporaneo vantaggio o distacco si possono rovesciare in pochissimo o nei 1500, dove per minuti si può nuotare parallelamente all’avversario e poi subire la pressione o farla subire per un distacco di qualche spanna, magari recuperata ottimizzando ogni singola virata.

 

In un campionato regionale sei addirittura stato capace di conseguire un record impensabile, prima il passaggio fortissimo agli 800 con relativo primato, poi qualche metro in scioltezza prima di riprendere a martellare e portarti a casa anche il titolo dei 1500. Cosa ricordi di quel giorno?
Ricordo molto bene il record sugli 800…dai primi 100 m le sensazioni erano positive, mi sentivo fluido, leggero e il crono segnato da bordo vasca era in linea con quanto concordato/ragionato con Lelli prima della partenza. Dopo il primo segnale mi sono detto… “se non perdi la testa e resti concentrato l’obiettivo è tuo.” Ero troppo carico anche perché il record era di un mostro sacro che stimo tantissimo, prima come persona e poi come atleta e allenatore... vediamo se dagli archivi scoprite chi era.

 

A 18 anni ti trovi catapultato nel mondo dei grandi l’esperienza al Sette Colli e agli assoluti, come le hai vissute?
Sono gare importanti e possono essere vissute in maniera molto diversa. Gli assoluti a Genova ad esempio sono stati fantastici, venivo da un periodo perfetto di allenamenti e mi presentavo con un tempo molto interessante sui 400 misti fatto ad Imperia (agli italiani giovanili). Ero leggero anche mentalmente e ha aiutato a ottenere un altro bel risultato. Il Sette Colli a Roma invece non l’ho onorato come si doveva… un Foro Italico caotico, ero al limite per entrare in semifinale se avessi fatto tutto per bene ma ho pagato la pressione… ah! la testa…. Comunque sono esperienze incredibili... fai il riscaldamento con campioni veri che fanno sembrare tutto semplice e normale, in due bracciate ti sorpassano e ti mettono una voglia di allenarti che non si può credere… magari poi rientri a casa e ritorni con i piedi per terra, ma sono iniezioni di entusiasmo difficili da spiegare! Avere l’occasione di vedere dal vivo certi atleti è esaltante, ricordo ancora quei due “tori” russi ai campionati nazionali in Slovenia che avevano fatto tappa di ritorno dalle olimpiadi di Atlanta, il blocco di partenza pareva da bambini sotto la loro presa, oppure restando su atleti nostrani Vismara (nostro ospite anche al Trofeo Meroni), Boggiato, Fioravanti, etc.

 

Due aspetti fondamentali della tua carriera: alimentazione e studio. Come già raccontato da tuo fratello Roberto nel primo episodio a casa per voi l’alimentazione era molto importante soprattutto per preparare gare così difficili? Mentre per lo studio vorremmo sottolineare il tuo esempio di atleta che ha continuato l’attività sportiva durante gli anni universitari per poi conseguire la laurea in ingegneria, come sono stati quegli anni e come hai fatto a conciliare sport e studio?
Beh, l’alimentazione effettivamente era il mio doping… bruciavo calorie come una fornace e riuscivo ad integrare proprio bene. Lasciando stare certi episodi, che ormai hanno raggiunto il rango di leggenda, sono sempre stato una buona forchetta e a casa davo soddisfazione alla cuoca. Prima delle gare un minimo di attenzione ma senza diventare matto, credo che quando si è in buono stato di preparazione basta ascoltare cosa dice e chiede il corpo per regolarsi a dovere.
Per quanto riguarda il rapporto studio-sport credo che i due ambiti siano veramente complementari. Una attività sportiva che sia strutturata e impegnativa ti costringe a ottimizzare le ore di studio e a organizzare bene la giornata con il risultato che ci si abitua a concentrarsi sulle cose importanti tralasciando il resto. A volte si crede di non avere tempo, ma in realtà a conti fatti se ne butta un sacco. Andando avanti con gli allenamenti ci si abitua anche alla fatica e questo ti da una marcia in più quando gli studi si complicano. Lo sport aiuta tantissimo a conoscersi, a valutare i propri pregi, le proprie qualità e i propri limiti, sapersi valutare credo sia una qualità utile in ogni ambito. Talvolta si rischia di associare uno scarso rendimento scolastico alle ore passate ad allenarsi che ipoteticamente dovrebbero essere destinate ai libri; credo sia vero fino ad un certo punto perché dopo un po’ il cervello si satura e uno sfogo fisico aiuta a resettare. Ricordo che durante le serie lunghe in allenamento c’era anche l’occasione di ripassare… giusto per ottimizzare. Per stare sull’esperienza personale il periodo di minor rendimento alle superiori coincide col il minor impegno in vasca. Altro aspetto molto importante che arriva sia dalla scuola che dallo sport è la gestione del test sotto forma di verifica o di gara. Abituarsi a gestire la tensione pre-gara corrisponde perfettamente a gestire un’interrogazione a scuola, o più avanti una rogna al lavoro.
Per fortuna potevo allenarmi anche tutte le sere quando ero all’università. Un grazie enorme alla squadra che è riuscita a organizzare gli spazi a Trento dove in autonomia, o con Andrea Zanolli, ci allenavamo. All’università è stato fondamentale avere una valvola di sfogo quotidiana e inoltre, ad esser onesti, l’impegno sportivo (serale) allontana anche altre distrazioni…

 

Grazie per avermi fatto ripercorrere anni di piscina, avventure ed esperienze… Da raccontare ce ne sarebbe vermene tanto, chissà che magari non ci si ritrovi a qualche cena a rispolverare il resto, tanto per restare in tema di cibo…